Gaia Elisa Rossi


LUNA MYSTERO



Primo appuntamento con un ragazzo. Cioè, primo in generale. Infatti non sono mai uscita neanche con un'amica. Non che rimpianga la situazione, ma è solo un dato di fatto, tutto qui.


Forse siamo due persone completamente diverse. Lui è un ragazzo normale, io no. Io sono diversa.


Come tutte le sere, mentre aspetto che arrivi l'ispirazione, i miei occhi chiusi lasciano al mio olfatto il compito di percepire la realtà.


Olfatto... Odore o profumo? Non li distinguo più.

Abito qui da quando sono nata. Intorno a me c'è una galleria con un soffitto così alto che i miei amici pipistrelli vi si appendono sotto tutto l'anno; davanti a questo enorme palcoscenico, ci sono decine di poltroncine rosse, un tempo gremite di persone.

Io sono qui come tutte le sere della mia monotona vita e sto scrivendo la mia pagina giornaliera di diario.


Mi chiamo Luna Mystero, e abito in un teatro abbandonato.


Anche io, come tutti gli esseri umani, vorrei conoscere nuove persone. Eh già, perché passando la mia vita sola con i miei genitori non ho la possibilità di incontrarne. Così, dopo essermi iscritta a un social qualsiasi, l'ho "conosciuto" e ora voglio incontrarlo di persona.


I miei genitori non ne sanno nulla e sicuramente non capirebbero; sono troppo all'antica.

Ora ti starai chiedendo perché non sono mai uscita prima, ma non posso dirtelo per ora. Tutto quello che posso dirti è che dopo quattordici anni ho trovato il coraggio di conoscere una persona normale al di fuori dei miei genitori. Loro pensano che chi non è come noi sia ostile perché diverso e che potrebbe solo ferirmi. Ma non m'importa, voglio uscire da questo teatro che come una prigione limita la mia mente.


Il giorno finalmente è arrivato. Non riesco ancora a rendermene conto, ma sono uscita dal teatro.


Un minuto, due, cinque, dieci, un quarto d'ora, mezz'ora, un'ora, due ore. Quanto tempo lo devo ancora aspettare? Sto iniziando a sentirmi in soggezione, perché ormai il sole ha lasciato spazio alla luna e alle stelle. La notte poi a me ha fatto sempre strani effetti.


Il parco giochi dove il ragazzo mi ha detto d'incontrarlo è ormai deserto e sono rimasta sola. Lui non si è ancora fatto vedere.


Mentre riguardo l'orologio, sento dei passi dirigersi nella mia direzione.

Alzo lo sguardo. C'è un ragazzo davanti a me.


È reale. Mentre si avvicina, penso a cosa posso dire per aprire una conversazione, ma così, al brucio, nella vita reale, non so come comportarmi.

Ora è a pochi passi da me. Il cuore inizia a martellare nel mio petto, la gola si secca e le gambe tremano. Sono incapace di fare qualsiasi cosa.


Ora è arrivato accanto a me, gli sorrido (anche se non mi sento più la mascella… dettagli). Quanto èull  bello... ma perché non parla? È lì fermo immobile; mi guarda, ma non parla. Poi, all'improvviso, esclama: “Ah, quindi sei vera”.


La sua risposta è stata come ricevere uno schiaffo in piena faccia quando meno te lo aspetti.

Forse sta solo scherzando. "Certo che sono vera. Sono la ragazza con cui ti scrivi da mesi in chat!" gli faccio anche vedere alcuni screensaver della nostra chat dal rullino foto del cellulare (autostima in questo momento paria a zero).

Ma lui nulla, ancora fermo e zitto.


Sono furibonda. Come può trattarmi così dopo tutte quelle sere passate a parlare dei nostri sentimenti? Sembrava un ragazzo dolcissimo, ora invece ha l'aria di essere un vero idiota. Se non mi da subito una risposta giuro che lo pianto qui e me ne vado.

Poi mi dice: "boh, non c'è nulla da dire. Chattavo per gioco e pensavo di star scrivendo ad un profilo falso."


"Ma io sono una persona vera! Con dei sentimenti veri! Come poteva essere un profilo falso?"

"Beh... Non posti mai foto o video di casa tua o dei tuoi amici. Tipico dei profili falsi."


Silenzio totale. Sono allibita. Ferma e allibita. Non ci si può prendere gioco in questo modo di una persona. Sto prendendo in considerazione l'idea di chiamare i miei amici pipistrelli; così, tanto per dargli una lezione.


"Va beh... Se vuoi a questo punto possiamo andare a mangiarci una pizza." mi dice, forse solo per aggiustare la situazione.

Ma non c'è più nulla da aggiustare. È tutto rotto, io sono rotta.

"Una pizza... Senti, fammi un favore. Levati va."


A quel punto, mi prende improvvisamente per un braccio aggiungendo: "Dove stai andando? Dai, rimani che ci divertiamo un po'”.


"Lasciami andare il braccio per favore."

"Dai bellissima, resta qui con me."

“Per favore, togli quella mano dal mio braccio”. Gli ripeto con voce calma ma ferma.

“Altrimenti che fai? Chiami le tue amiche?”.


A questo punto vorrei spiegargli che sono nata e vivo in un teatro abbandonato; che ci vivo perché sono diversa, tanto diversa da lui e anche diversa dalla sua specie; ma soprattutto, vorrei spiegargli che ormai la notte è scesa e che la luna è alta nel cielo nero; nero, molto nero. E che il mio nome è… Luna Mystero.


Tornando a casa cammino lungo il viale, la mia mano gocciola ancora del suo rosso. Il suo rosso sangue bagna l'asfalto e vorrei che mi avesse detto altre parole, vorrei che si fosse comportato diversamente con me, ma la vita è anche questo, a volte s'incontrano persone che non sono quelle che vorremmo che fossero e ci lasciano solo brutti ricordi, e i ricordi sono cose indelebili che non possono essere cancellati.


Sono diversa, è vero. È sempre stato vero, solo che non ho mai voluto accettarlo. La gente mi ha sempre affascinata. Infatti, tutte le notti, esco sul tetto del teatro in cui vivo e guardo le persone camminare per le strade. Le osservo da lontano, so che non posso parlare con loro, non l'ho mai fatto e forse non potrò mai farlo.

Ma questa sera osservo le persone camminare per i vicoli con occhi diversi. Gli occhi di una ragazza che li ha finalmente incontrati.


In questo momento, vorrei solo un abbraccio. Anche da uno sconosciuto. Solo per sentire che non sarò per sempre sola.

Le lacrime scavano leggeri fossati sulle mie guance, la mia mente scoppia, il cuore non regge più. Lo sento a pezzi, come se non avesse più la forza di andare avanti. Come se per lui tutto questo fosse stato abbastanza.

E' inutile, loro sono diversi.


Scendo le scale e mi dirigo verso la mia cameretta, dove ci sono i miei amici pipistrelli ad aspettarmi. In fondo, sono gli unici a capirmi veramente. Vado a dormire; però domani sera tornerò ad osservare le persone che camminano nel buio della notte. Forse sono proprio loro il più grande mistero che nella mia vita voglio risolvere.


Solo una cosa però: se m'incontrate, non prendetemi per un braccio perché il mio nome è… Luna Mystero.